Il disturbo post traumatico da stress (PTSD)

di Chiara Svegliado

La sindrome post traumatica da stress segue l’esposizione diretta ad un evento traumatico che può comportare: minaccia di morte o lesioni gravi, come combattimenti militari, aggressione personale violenta (violenza sessuale, scippo, rapina) rapimento, essere presi in ostaggio, attacco terroristico, tortura, disastri naturali, gravi incidenti automobilistici, ricevere diagnosi di malattie minacciose per la vita. Oppure, segue ad eventi vissuti in qualità di testimoni come: l’osservare il ferimento grave o la morte innaturale di una persona, dovuti ad assalto violento, incidente, guerra o disastro o gravi lesioni subite da un parente o da un familiare, oppure la conoscenza di una malattia minacciosa per il proprio bambino.

Chi ha subito un trauma, ne porta una profonda cicatrice incastonata nel cervello emozionale. Il ricordo del trauma, diventa un sensibilissimo meccanismo scatenante, una sorta di grilletto neurale, pronto a far scattare l’allarme al minimo indizio dell’imminente ripresentarsi dell’evento tanto paventato. Questo fenomeno è caratteristico di tutti i traumi emotivi, compresi quelli derivanti da tutti i maltrattamenti fisici durante l’infanzia. Le vittime di traumi devastanti non saranno più le stesse dal punto di vista biologico.

La parola chiave è che si tratta di eventi incontrollabili. Inffatti in una situazione catastrofica, un individuo che pensa di poter fare qualcosa, di poter esercitare un certo controllo, non importa se limitato, sta sicuramente psicologicamente meglio di chi si sente del tutto impotente. E’ l’impotenza che ci fa sentire totalmente sopraffatti da un evento. L’individuo che si sente impotente è quello più vulnerabile al PTSD (Post traumatic stress disorder). Il cervello comincia ad alterarsi proprio nel momento in cui si ha la sensazione che la vita sia in pericolo e che non si può far nulla per salvarsi. Come meccanismo di difesa, il cervello inibisce le memorie collegate al trauma o inibisce le percezioni associate all’evento traumatico.

Tipici sintomi sono: il rivivere l’evento traumatico attraverso immagini, pensieri, percezioni, sogni, sensazioni, flashback, comportamenti inusuali, come una diminuizione della reattività generale insieme ad un senso di distacco ed estraneità verso gli altri, difficoltà a partecipare alle attività usuali e di coltivare i propri interessi, depressione; ipereccitabilità segnalata da disturbi del sonno, irritabilità, scoppi d’ira, ipervigilanza, stato di allerta eccessivo..

Per superare il trauma, è necessario che i pazienti esprimano il dolore che il trauma ha comportato. Il dolore che segue il racconto degli eventi dolorosi ha una funzione cruciale: segna la capacità di lasciar fuoriuscire, in una certa misura, il trauma. Significa che invece di essere costantemente prigionieri di quel tragico momento del passato, i pazienti possono cominciare a guardare avanti, perfino a sperare di ricostruirsi una nuova vita, libera dalla morsa del trauma. E’ come se, per i circuiti emozionali, il costante riciclare e rivivere il terrore del trauma fosse un incantesimo che alla fine può essere infranto. Spesso le conseguenze del trauma o un’occasionale ricorrenza dei sintomi persistono, tuttavia ci sono prove specifiche del fatto che è stato superato. Questi segni comprendono la riduzione dei sintomi fisiologici a un livello accettabile e la capacità di sopportare i sentimenti legati al ricordo. Soprattutto è importante che i ricordi del trauma non erompano più in momenti incontrollabili: l’individuo è ora in grado di rivisitarli e di metterli da parte volontariamente.